I MURALES, “GALLERIE A CIELO APERTO” PER DONARE EMOZIONI AI PASSANTI.

I MURALES, “GALLERIE A CIELO APERTO” PER DONARE EMOZIONI AI PASSANTI.

«C’è ritmo in ogni arte, non importa che tu sia un pittore, un musicista o un regista: il ritmo c’è, e la gente ne sente il richiamo». Credo che in questa frase Testo e foto di Maria Concetta Guaglianone I murales, gallerie “a cielo aperto” per donare emozioni ai passanti Laura Castellucci con uno dei suoi murales del regista e produttore americano Felix Gary Gray sia racchiusa una grande verità:

quel desiderio e bisogno di espressione che dà tempo e ritmo ad emozioni e pensieri, e il richiamo che ogni forma d’arte attiva in ognuno di noi, l’arte che non si può separare dalla vita. Tra le vie delle città o dei piccoli borghi ci si ritrova spesso a passeggiare in “gallerie a cielo aperto”, nelle quali il passante dà inizio ad un colloquio intimo con le immagini dipinte che sembrano avere un’anima. Se si presta attenzione, se si entra in contatto e in ascolto, si può sentire la voce di quel muro che racconta una storia. Quest’estate mi sono ritrovata a passeggiare nella via di un piccolo borgo calabrese, luogo delle mie origini in cui, quando posso, faccio ritorno. Sant’Agata di Esaro, il nome del borgo, Santa Lucia il nome della via. In questa via nasce la storia di una donna, figlia d’arte e pittrice talentuosa, Laura Castellucci, in arte Castellaura. Qui prende forma il suo progetto di arte urbana figurativa, tuttora in corso di elaborazione che si andrà ad arricchire di altre rappresentazioni. Passo dopo passo, s’incontra Totò e Peppino che chiedono indicazioni, Stanlio e Ollio che salutano sorridenti e, qualche passo più in là, lo sguardo di Charlie Chaplin e del monello. La bravura dell’artista e il potere comunicativo delle sue rappresentazioni hanno stimolato la mia curiosità. Ho chiesto cosa l’avesse spinta a scegliere questa forma d’arte urbana e quale messaggio volesse trasmettere. La sua risposta è stata ricca di emozioni, significati e di un profondo senso di identità. È stato coinvolgente conversare con lei per la passione che trasmette con il suo lavoro e per la profonda gratitudine verso questo “dono” che vuole, in un certo qual modo, lasciare alla collettività. Chi incontra queste opere intraprende un viaggio immersivo in scene di film che hanno contribuito a fare la storia del cinema e della cultura nazionale e internazionale, e in quelle immagini ritrova propri ricordi e vissuti emotivi. La sua arte cerca un vero e proprio dialogo con il luogo e con i passanti-spettatori. Sono opere che non colorano solo muri, non nascono soltanto dal puro piacere di dipingere, ma dal desiderio di aprire la mente, stimolare un nuovo punto di osservazione, valorizzare il territorio, promuovere sentimenti di comunità, inclusione, identità e appartenenza. Il suo progetto, oltre ad omaggiare la storia del cinema, si muove sul desiderio di lasciare una sorta di “testamento culturale” alla comunità, a quel luogo tanto caro e amato. Si tratta – spiega lei stessa – di «parlare attraverso un muro» comunicando contenuti facilmente accessibili al pubblico in modo incondizionato. Per lei il murale è uno strumento di attivismo comunitario che può assumere diversi significati: denuncia pacifica, solidarietà, sensibilizzazione, rivalutazione di aree urbane, spazi abbandonati e luoghi di aggregazione. Nel suo modo di raccontare si respira una brezza soave che porta il passato ad incontrare il presente accogliendo il futuro: un punto di incontro tra individualità e collettività, realtà e fantasia. Racconta che i momenti più belli sono stati mentre dipingeva, quando le persone si fermavano ed esprimevano un senso di meraviglia davanti ai personaggi che prendono vita dai suoi pennelli. Rammenta lo stupore dei bambini, il loro interesse e la curiosità e i ricordi evocati da quelle immagini negli adulti. La sua voce vibra di emozione mentre mi parla e ripensa al regalo che ogni passante le porge fermandosi davanti alle sue rappresentazioni: il dono del “sentire”.

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Psicheart

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