«Una parola muore appena è detta dice qualcuno. Io dico che comincia appena a vivere quel giorno» . Emily Dickinson.
Ogni giorno comunichiamo parole a noi stessi, all’altro, al mondo, le ritroviamo nella vita quotidiana, nell’arte, nella letteratura con la loro funzione razionale, emozionale e relazionale. Fa parte di noi un “linguaggio incarnato”, così definito dalla psicoanalista Danielle Quinodoz, che oltre a verbalizzare i pensieri, "tocca" fisicamente ed emotivamente, veicola significati, emozioni, azioni, sensazioni.
Ogni giorno comunichiamo amore e tanto o altro. C’è una linea sottile tra le parole che curano e quelle che annientano. Ci vuole coraggio ad ascoltare o pronunciare parole d’amore che d’improvviso diventano forme del non amore, ad andare oltre quell’amore che ferisce, che perisce, per salvarsi, a dare voce a parole di aiuto per riprendersi la vita. L’immagine che accompagna questo mio scritto è rappresentativa di una performance art online del 2020, “What is love?” della durata di 10 ore fatta di azioni lente e accompagnate dalla lettura di poesie e brani in prosa del libro “Adrenalina” di Joumana Haddad, poetessa, giornalista e attivista libanese per i diritti delle donne. La performer, Giovanna Lacedra, mette in luce gli aspetti devastanti di una condizione di violenza psicologica ed emotiva ripetuta, inflitta e auto inflitta, racconta la violenza delle donne confinate tra le mura di casa per l’emergenza Covid19. Nel periodo del lockdown i centri antiviolenza hanno registrato un aumento delle richieste di aiuto e a distanza di 4 anni, nonostante la situazione pandemica sia rientrata, non si può dire la medesima cosa sulle forme di violenza che rendono le donne ancora vittime. Tra desiderio di libertà e la paura che ingabbia, ogni giorno sono molte le donne che ancora combattono la loro guerra fatta di battaglie emotive, uscendone a volte vittoriose ma troppo spesso vinte con un duro prezzo da pagare su livelli diversi. E insieme a loro tutta l’umanità perde ogni qual volta si aggiunge un nome alla lista per mano di chi crede di possedere e dettare legge sulla vita altrui. E come pezzi di vetro l’anima e il cuore si infrangono. E il corpo racconta la resistenza per la sopravvivenza e la forza impaurita di chi incassa parole taglienti che rimbombano come il suono delle bombe e diventano tatuaggi invisibili incise nella profondità dell’anima. Le parole hanno un peso, hanno un valore. La violenza verbale che intrappola psicologicamente devasta come uno tzunami quanto quella fisica. C’è una linea sottile tra le parole dell’amore e del non amore. C’è una linea sottile tra le parole che salvano e che distruggono, che strappano e ricuciono, che graffiano e affondano gli artigli e che accarezzano. Parole sussurrate, gridate, che strozzano nella solitudine, che risucchiano nelle sabbie mobili e catapultano nell’oblio. Ma esistono parole che, a gran voce, possono abbracciare, dare calore e libertà di essere. Parole d’amore nella giornata del 25 novembre e sempre, ogni giorno, in ogni luogo, possano echeggiare nell’etere ed espandersi come i cerchi d’ acqua che in uno stagno al lancio di un sassolino. Parole che diventano doni al sapore di vita