In una terra come la Toscana dove i paesaggi incontrano le bellezze dell’arte e la pietra scolpita, lo sguardo cade spesso sulla perfezione di corpi statuari da ammirare. In una cornice psicologica e clinica, il corpo smette di essere solo forma per farsi processo espressivo. Esiste un’opera d’arte che abitiamo ogni giorno: il nostro corpo. Abitare sé stessi richiede una profonda consapevolezza e centratura che può essere acquista e rafforzata attraverso il lavoro bioenergetico. La Bioenergetica è una pratica psicoterapeutica corporea che integra il lavoro sul corpo nel processo analitico e permette di giungere ad una maggiore consapevolezza corporea e sciogliere tensioni muscolari ed emotive attraverso il respiro, il grounding, la postura, il movimento, la voce, l’espressività. Da semplice involucro fisico, il corpo diventa un manifesto vivente, un’opera che porta in sé i segni del tempo, cicatrici, memoria di ogni tensione, conflitti interiori, difese ed emozioni, narratore della propria storia, "scultura” del carattere. Alexander Lowen, fondatore della Bioenergetica, evidenzia come il conflitto psichico si traduce in una armatura o corazza muscolare. Ritornare al corpo significa intraprendere una sorta di "restauro" vitale. Non si tratta di raggiungere una perfezione fisica o estetica, ma di recuperare la vibrazione, il contatto con il piacere, riappropriarsi di un espressivo e "atteggiamento creativo" che permette di espandersi e muoversi nel mondo. Un corpo sano è un corpo che pulsa, capace di trasformare, scaricare e liberare l’energia intrappolata nelle contratture croniche e in nodi muscolari che corrispondono a precise tensioni emotive. Quando l'energia fluisce torniamo a vibrare e siamo pieni di vita. Considerare il corpo come un’opera d’arte in divenire significa accettare che la nostra forma non sia definitiva, ma in continua evoluzione, il risultato di un profondo e costante processo dialogico, di integrazione e accettazione. Citando Lowen “Avere un corpo non è la stessa cosa che essere un corpo… “Essere un corpo significa sentirsi vivi in ogni sua parte e identificarsi con le proprie sensazioni”…“Noi siamo il nostro corpo”. Abitare sé stessi significa smettere di guardarsi allo specchio nella ricerca della forma perfetta, ma ascoltare la "voce” del corpo, sentire profondamente in modo autentico ed egosintonico. In questa consapevolezza, la vita smette di essere subita in una coazione a ripetere, con uno schema rigido, un copione già scritto, ma vissuta e respirata in modo pieno. Accedere al corpo è come decifrare e leggere un testo antico, comprendere un’opera d’arte complessa, richiede pazienza e capacità di lasciarsi commuovere dalla propria umana bellezza in divenire.